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Fossombrone

Vacanze Relax Urbino

Fossombrone è il centro più importante della media valle del Metauro. Nella sua lunga storia ha sempre costituito l’inevitabile punto di riferimento amministrativo ed economico per le popolazioni del territorio circostante, prima come municipium romano, poi come comune autonomo e quindi come importante centro malatestiano (1334-1445) e del ducato urbinate (1445-1631).
 
La sua economia, oltre che sulla fiorente agricoltura, ha fatto perno su importanti attività artigianali, favorite anche dalla possibilità di utilizzo delle acque del Metauro: vi ebbero grande sviluppo l’arte della lana (cardatura, filatura, tessitura, tintura) la lavorazione del cuoio, le cartiere, ed infine la produzione della seta.
 
Tutto ciò ha modellato il volto della città e della comunità forsempronese: chiese, palazzi gentilizi, edifici del potere religioso e civile attestano una vivacità artistica, culturale ed economica che è piacevole ritrovare oggi percorrendo vie e vicoli e visitando le ricche raccolte museali (Parco archeologico; Museo e Pinacoteca Vernarecci; Casa Museo-Quadreria Cesarini) di cui la città si è dotata.
 
Nel museo Vernarecci, ospitato nel palazzo costruito da Francesco di Giorgio Martini e da Gerolamo Genga per Federico da Montefeltro sono conservati notevoli reperti archeologici. Oggetti preistorici, protostorici e romani, corredi da necropoli picene, bella serie di ritratti romani, epigrafi. Ceramiche del Rinascimento e alcune tele di varie epoche e scuole.
 
 

Le Marmitte dei Giganti

 
Affacciandosi alla spalletta del ponte di Diocleziano presso S. Lazzaro di Fossombrone è possibile scorgere uno spettacolo naturale affascinante ed unico: quello del canyon scavato nei millenni dal fiume Metauro e delle numerose "Marmitte dei Giganti" sparse sulle rive rocciose.
 
La profonda forra, quasi un piccolo canyon, presenta ripide pareti verticali per un'altezza massima di m. 30 sopra il livello del fiume e di m. 17,50 sotto. La larghezza massima tra le due sponde è di m. 13,20 quella minima di poco più di un metro. Il canyon si presenta come una spaccatura della crosta terrestre che mette a nudo una storia geologica di ben 140 milioni di anni.
 
Da Fossombrone in direzione Urbino troviamo Calmazzo che fu in età romana un piccolo nucleo abitato (vicus), sorto in connessione con il bivio fra la via Flaminia ed il diverticulum che di qui risaliva l'alta valle metaurense.
 
Recenti scavi hanno portato alla luce l'interessante sepolcreto della famiglia Cissonia: si tratta di un'area di circa 135 mq, delimitata da un cordolo in pietra su cui in origine poggiava una recinzione costituita da lastre calcaree sorrette ad intervalli regolari da cippetti bugnati. All'interno del recinto erano collocate due are sepolcrali marmoree, dedicate l'una a C. Cisso Festus, l'altra a C. Cisso Zosymus e a sua moglie Cissonia Festa. Di notevole interesse anche gli oggetti di corredo rinvenuti all'interno delle tombe (vasi in vetro, una collana d'oro, olle, lucerne, ecc.).
 
 

Cagli

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Posta alle falde del monte Petrano, alla confluenza dei torrenti Bosso e Burano, Cagli vanta antichissime origini come testimonia il suo nome primitivo Cale.
 
Vari ritrovamenti archeologici avvenuti nel suo territorio, attestano la presenza in esso degli Umbri, degli Etruschi e quindi dei Galli Senoni. Dopo la battaglia di Sentino (295 a.C.) passò sotto il dominio dei Romani, che l'eressero a municipio. Caduto l'impero romano, dalla dominazione dei Goti passò ai Bizantini, che l'aggregarono alla Pentapoli mediterranea insieme a Urbino, Fossombrone, Iesi e Gubbio.
 
Per la sua posizione strategica sulla Flaminia fu per lungo tempo contesa dai Longobardi e dagli stessi Bizantini, finchè nel 775, con la donazione di Pipino re dei Franchi, entrò a far parte del patrimonio della Chiesa. Erettasi in comune autonomo, nel XIII secolo, a causa di interne lotte politiche tra guelfi e ghibellini, nel 1287 Trasmondo Brancaleoni la distrusse: nel 1289 venne trasferita e riedificata nel luogo attuale per volontà del pontefice Nicolò IV, assumendo per qualche tempo il nome di Sant'Angelo Papale.
 
Nella seconda metà del XV secolo passò sotto il potere della famiglia dei Montefeltro di Urbino: in questo periodo sorse a Cagli una delle prime tipografie d'Italia e Francesco di Giorgio Martini vi costruì una poderosa rocca di cui resta il torrione ellittico. Fu quindi dominata da Cesare Borgia (1502-1503) e dai Medici di Firenze (1513-1521), ma, a parte queste due parentesi, restò con la signoria urbinate sino al 1631 quando fu devoluta allo Stato Pontificio.
 
Il ponte cosiddetto Mallio prende il nome dal personaggio Marcus Allius, citato in una iscrizione tuttavia falsa. E' una delle opere più imponenti lungo la Flaminia e presenta caratteristiche peculiari sia dal punto di vista strutturale, sia per la possibilità di individuarne varie fasi di interventi.
 
Il ponte è situato nei pressi dell'antica Cale citata negli Itineraria, lungo il torrente Bosso, il corso del quale è stato deviato da tempo su un altro letto prima di confluire nel Burano. Il fornice centrale, costituito da 21 cunei e con cordolo superiore aggettante, misura 11,66 m. di luce (40 piedi) ed è in gran parte internato, come un secondo più piccolo a NE; la lunghezza attuale visibile dell'intera struttura è di oltre 80 m., la larghezza della sede stradale, con marciapiedi e parapetti, è di 9 m. (30 piedi).
 
La tecnica edilizia si basa sulla sovrapposizione, a secco, di grossi blocchi (superiori anche al metro cubo) in "breccione" (cosiddetta pietra grigna) ed in pietra corniola, usate in settori differenti a seconda dell'impatto con la corrente. E’ stato costruito alla fine dell'età repubblicana.
 
 
 
Nel centro storico di Cagli troviamo la chiesa della Misericordia, di origine romanica; ugualmente d'origine romanica è anche San Domenico (che ha pure un portale gotico laterale) all'interno della quale si trovano affreschi di Giovanni Santi, padre di Raffaello, fra' Carnevale, Barocci e della sua scuola, oltre ad una tela del pittore cagliese Gaetano Lapis.
 
Al periodo romano-gotico risale invece San Francesco con pregevole portale arricchito da affresco trecentesco. L'architettura civile si segnala per la porta Lombarda e per il torrione di Francesco di Giorgio Martini superstite della Rocca che fu distrutta nel 1502 da Guidubaldo per non cederla al Valentino.
 
Il palazzo comunale risale al 1289 ma fu rifatto per volere di Federico da Montefeltro nel 1463. Cinquecenteschi sono i palazzi Barberini e Castracani (con bellissimo camino del Seicento scolpito da Elpidio Finale). Si ricordano pure il teatro Comunale inaugurato nel 1878 e la biblioteca che conserva manoscritti ed incunaboli di grande valore storico.
 
Oggi molteplici sono le attività artigiane e nemmeno delle più facili e scontate. Qui si lavora la pietra e si lavora il ferro e da questi materiali piuttosto ostici si traggono manufatti che vanno in giro per tutta la penisola. Ci sono anche artigiani del legno, ma non di quelli che s'accontentano di costruire qualche mobile su misura. A Cagli si restaurano mobili antichi con tutta la pazienza che richiede questo lavoro.
 
L'ambiente naturale che circonda Cagli si è conservato integro ed offre stupendi paesaggi. Il monte Petrano che sovrasta Cagli è un rilievo dalla sommità pianeggiante coperta di pascoli. Vicino al paese, sorgono i due monti più alti dell'Appennino marchigiano settentrionale, Catria e Nerone. In agosto si svolge a Cagli il palio storico "Gioco dell'Oca", con la partecipazione di quattrocento figuranti in costume.

 

Hotel con Risorante - Albergo

La Meridiana

Attrezzato con parcheggio automobili e piscina

Via Urbinate, 43

61020 - Trasanni di Urbino

Tel. 0722 320169 - Fax. 0722 320433

E-mail: meridiana@la-meridiana.com

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